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SCOPRI LA FIRENZE DEI CAPPELLI DI PAGLIA

Una tradizione cresciuta tra logge e grulli

Una tradizione poco conosciuta di Firenze, una storia che si lega ad altri aneddoti e scoperte, che rendono ancora più affascinante la città dei guelfi e ghibellini dove siamo nati e dov’è nato il nostro Hotel.

Sotto il sole cocente dei campi, vanto della tradizione contadina toscana, il modo per ripararsi dal sole era indossare il cappello di paglia. Nato alla metà del ‘300 fino al ‘700 viene utilizzato per adempiere alla funzione di proteggere dal sole, tanto che nel ‘500 esiste una categoria professionale dei produttori dei cappelli di paglia. Ma si sa, il cappello è un accessorio e dal ‘700 in poi a Firenze si inizia a utilizzare il mazzuolo, grano tipico di Larsa a Signa, seminato molto fitto e raccolto giovane in modo da sfruttare a pieno la sua finezza e la luminosità. La forma poteva essere a fioretto, ovvero con una tesa molto larga perché doveva proteggere le signore dal sole o anche a forma di tronco di cono.

Insomma, a Firenze siamo Fashion victim già dal XVIII secolo, prima di Gucci, Prada, Salvatore Ferragamo, Cavalli e Patrizia Pepe!

cappello-paglia-firenze

Proprio dal ‘700 inoltre il prodotto viene esportato. Assume il nome di Leghorn, nome in inglese della città di Livorno, perché proprio da Livorno veniva esportato in tutto il mondo.

Oltre a curare la propria immagine chi compra il cappello di paglia fiorentino diventa un estimatore di un accessorio esclusivo e particolare, un acquirente di gran gusto amante della cucitura che rende il cappello di paglia di Firenze unico al mondo.

Il mercato principale dove acquistare il cappello di paglia era la Loggia del Porcellino, dove è presente la famosa Fontana del porcellino, in realtà un cinghiale in bronzo, copia dell’opera seicentesca dell’artista Pietro Tacca. Attenzione: la leggenda popolare racconta che toccarne il naso porti fortuna!

La Loggia del Porcellino esiste a Firenze dal ‘300 ed è il luogo dove era custodito il carro di guerra, all’interno del quale si trovava la campana di Firenze, la Martinella, che portava i fiorentini alla guerra e che in periodi più recenti suona solo in situazioni particolari, come quando l’11 agosto del 1944 il suo suono segnò la Liberazione della città toscana.

Il carro veniva trainato da due buoi bianchi di razza chianina, aveva il famoso giglio di Firenze ed era ornato da grappi rossi così da essere visto da lontano, sembra che i conducenti venissero chiamati grulli, termine utilizzato tuttora a Firenze per indicare una “persona non particolarmente furba”.

Sul pavimento della Loggia del Porcellino c’è ancora un disco di marmo, che indicava il punto dove veniva parcheggiato il carro. Ed è proprio qui che veniva inferta la punizione dei colpevoli di bancarotta, che consisteva nell’incatenare i condannati e farli battere più volte le natiche a braghe calate sul disco posto al centro della Loggia.

Vieni a trovarci all’Hotel il Guelfo Bianco per visitare i luoghi del mercato fiorentino, toccare il naso del “cinghiale” di bronzo e respirare la storia di questa città.

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